parte di scheletro con focus su anca con illustrazione della protesi

Protesi d’anca

La protesi d’anca è un intervento chirurgico che permette di sostituire l’articolazione dell’anca quando questa risulta gravemente danneggiata, causando dolore, rigidità e limitazione dei movimenti. È un’operazione molto diffusa e rappresenta oggi una delle soluzioni più efficaci per migliorare la qualità della vita di chi soffre di patologie articolari avanzate.

Cos’è l’articolazione dell’anca e perché può danneggiarsi

L’anca è una delle articolazioni più importanti del corpo: collega il femore al bacino e permette movimenti fondamentali come camminare, stare in piedi, salire le scale o ruotare la gamba. Con il tempo o a causa di traumi, la cartilagine che riveste le superfici articolari può consumarsi, provocando dolore e infiammazione.

Le cause più comuni che possono rendere necessaria una protesi d’anca sono:

  • Artrosi dell’anca (coxartrosi): è la causa principale. La cartilagine si assottiglia gradualmente fino a scomparire, rendendo dolorosi anche i movimenti quotidiani.
  • Artrite reumatoide: malattia infiammatoria che colpisce più articolazioni, compresa quella dell’anca.
  • Esiti di fratture o traumi: una frattura del femore vicino all’anca può danneggiare l’articolazione in modo irreversibile.
  • Necrosi della testa del femore: la parte superiore del femore perde il normale apporto di sangue, andando incontro a cedimento strutturale.

In cosa consiste una protesi d’anca

La protesi è formata da componenti artificiali in metallo, ceramica o materiali plastici speciali, progettati per sostituire le superfici danneggiate dell’articolazione

I principali componenti sono:

  • Coppa acetabolare: sostituisce la cavità del bacino.
  • Testa femorale artificiale: una sfera liscia che permette il movimento.
  • Stelo femorale: viene inserito all’interno del femore per sostenere la nuova testa.

 

L’obiettivo è ricreare un movimento fluido e privo di dolore.

Come si svolge l’intervento

L’operazione viene eseguita in anestesia spinale o generale e dura mediamente da 60 a 90 minuti. Il chirurgo rimuove le parti anneggiate dell’anca e impianta i componenti protesici in modo stabile.

Negli ultimi anni le tecniche sono diventate sempre più sicure e mini-invasive, con incisioni più piccole e tempi di recupero ridotti.

Dopo poche ore dall’intervento, il paziente viene assistito nel rialzarsi e nel muovere i primi passi, grazie al supporto di fisioterapisti e personale sanitario.

Il recupero e la fisioterapia

La fisioterapia è fondamentale per garantire un buon risultato. I primi obiettivi sono:

  • ridurre il dolore e l’infiammazione;
  • recuperare la mobilità articolare;
  • rinforzare la muscolatura della gamba e del bacino;
  • migliorare l’equilibrio e la sicurezza nel cammino.

 

Il recupero completo richiede in media 2–3 mesi, ma può variare da persona a persona. Una corretta riabilitazione favorisce una migliore integrazione della protesi e riduce il rischio di complicanze.

Vantaggi e possibili rischi

I benefici dell’intervento sono generalmente molto elevati:

  • riduzione o scomparsa del dolore;
  • maggiore libertà nei movimenti;
  • miglior qualità della vita e possibilità di riprendere molte attività quotidiane.

 

Come ogni intervento chirurgico, esistono però anche rischi, seppur poco frequenti: infezioni, lussazione della protesi, trombosi venosa o usura dei materiali nel tempo. Seguendo le indicazioni mediche e fisioterapiche, è possibile ridurre significativamente queste complicazioni.

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